Panzano in Chianti
La cittadina, di origine etrusca, è situata sulla via Chiantigiana, la S.R. 222 tra Castellina e Greve: un popoloso centro abitato del Chianti che ha alle spalle una storia tormentata, conseguenza delle lotte sanguinose tra Firenze e Siena. L’area gode di condizioni climatiche altamente favorevoli agli insediamenti umani e alle attività agricole: esposta al sole in maniera eccellente, riparata dalle colline del chianti, e di altitudine compresa tra i 400 e i 500 m. s.l.m.,è davvero un luogo ideale.
Nel corso della seconda metà del X secolo i membri dell’aristocrazia terriera del Chianti cominciarono a costruire castelli o fortificazioni dalle quali fosse possibile difendere le loro proprietà. Gli anni successivi alla metà del XI secolo e alle prime decadi del XII secolo videro la costruzione della maggior parte di tali fortificazioni, una delle quali fu il Castello di Panzano.
I signori che individuarono il terreno per la costruzione del castello, molto probabilmente membri della famiglia Firidolfi, optarono per la sommità della collina di fronte alla Chiesa di San Leolino (vedi capitolo dedicato). Una volta fortificata, quella zona divenne una difesa formidabile.
Entro un breve periodo, il castello divenne il punto di riferimento per la popolazione dell’area e il centro del potere.
Situato nel punto piu’ altro tra Greve e la Val di Pesa, il castello ebbe senza dubbio il ruolo di avanposto del feudo Firidolfi.
Durante i primi anni del XIV secolo, Firenze riorganizzò l’amministrazione delle sue terre in giurisdizioni autonome chiamate “Leghe”. Il Castello di Panzano rientrò nella “Lega della Val di Greve” nella quale giocò un ruolo decisivo. In primo luogo si trattava del piu’ popoloso centro dell’area. In secondo luogo, in tempo di guerra, il commissario della Repubblica fiorentina, incaricato di sovraintendere alla difesa della giurisdizione, risiedeva a Panzano.
Nel corso dei secoli, infatti, Panzano si trovò di frequente coinvolto in guerre. Le controversie ricorrenti tra Firenze e Siena facevano sì che Panzano, situato sul confine piu’ a sud dello stato fiorentino, si trovasse al centro di una zona calda.
Durante il XV secolo il Chianti ebbe a soffrire due invasioni disastrose per mano degli Aragonesi. Panzano assolse le funzioni di ultimo bastione della difesa fiorentina. Il Castello, di per sè, non subì grossi danneggiamenti, ma i dintorni vennero rasi al suolo.
La difesa cessò di essere la priorità piu’ elevata dopo la caduta della Repubblica senese nel 1555.
Le fortificazioni che avevano fatto del Castello di Panzano il forte piu’ importante della Lega della Val di Greve furono gradualmente smantellate e convertite in fattorie.
Le mura del castello sono ancora visibili attorno all’intero perimetro del forte, insieme a due delle torri di guardia poste sugli angoli delle mura. Una di esse serve come campanile per la chiesa parrocchiale. L’altra, piu’ maestosa, è attualmente una casa privata.
Lo stile della maggior parte degli elementi architettonici delle strutture che si sono conservate porta a datare la costruzione del castello intorno al XIII secolo. Tra queste caratteristiche ci sono: la cura adoperata nella costruzione delle mura, con le loro file regolari di calcare e tufo; gli architravi della porta di entrata e gli architravi rotondi delle finestre della torre principale.
In seguito, ai piedi del castello crebbe un villaggio che divenne la parte piu’ visibile della costruzione.
Oggi come nel passato, una parte dell’area del castello è occupata dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Cielo. La chiesa fu costruita tra il XIX e il XX secolo sul sito di una precedente chiesa tardo medioevale. Contiene opere di arte appartenute alla chiesa precedentemente esistente.
La Chiesa di San Leolino - Panzano in Chianti
Percorrendo la S.R. 222 provenendo da Siena, circa 1 Km prima di Panzano una stradina posta sulla destra conduce alla Pieve di San Leolino, in stile romanico con un elegante portico risalente al XVI secolo.
Le opere d’arte in essa contenute sono numerose: una Madonna con il bambino e i santi, un altare centrale del XIII secolo attribuito al pittore fiorentino Meliore di Jacopo, una madonna con il bambino del XIV secolo del “Maestro di Panzano” ed un bellissimo trittico della Madonna con il bambino e i santi dipinto dal fiorentino Mariotto di Nardo nel 1421.
Una stele etrusca scoperta nei pressi della chiesa parrocchiale di San Leolino è la piu’ importante scoperta archeologica mai effettuata nell’area del Chianti, tra la Val di Pesa e il fiume Greve.
La stele dimostra l’esistenza di un insediamento etrusco nell’area.
Dopo gli Etruschi vi furono i Romani. Esisono prove archeologiche sporadiche della presenza romana in epoca classica. Particolarmente rivelatrice tuttavia, è la prova linguistica. La toponomia dell’area testimonia di una diffusa presenza di insediamenti romani intorno a Panzano.
La chiesa originaria di San Leolino fu costruita presumibilmente tra l’VIII e il IX secolo, quando la popolazione del Chianti cominciò ad organizzarsi in piccoli villaggi o in comunità.
Un documento dell’anno 982 contiene il primo riferimento ad un villaggio chiamato Flacciano, situato nel centro della vallata tra Panzano e San Leolino.
Durante l’XI secolo, San Leolino fu ricostruita in stile romanico. La struttura è costituita da tre navate suddivise da sei archi. Il soffitto della navata centrale è attraversato da un fascio di luce. La chiesa è quasi del tutto priva di elementi decorativi, ad eccezione della semplice cornice rotonda in cima ai pilastri.
Un certo numero di aggiunte architettoniche fu apportato a San Leolino durante il XVI secolo: la facciata fu arricchita da un rivestimento in gesso e da un portale incorniciato in pietra. Alla facciata della chiesa venne aggiunto un portico. Al retro della chiesa venne aggiunto un elegante campanile. La abside unica venne sostituita con un ampio spazio rettangolare. Altre “modernizzazioni” furono effettuate nello stesso periodo ma successivamente eliminate nel corso dei restauri che ebbero luogo tra il 1942 e il 1943.
L’oratorio di Sant’Eufrosino – Panzano in Chianti
Il culto del santo è stato documentato solo dai primi anni del XII secolo ed è quindi piuttosto plausibile che questa figura fosse associata alla conversione del Chianti al Cristianesimo.
La struttura di base dell’oratorio è uno spazio semplice, ampio, rettangolare con un soffitto a volta. La struttura essenziale della costruzione data intorno al XV secolo mentre al XVI secolo risalgono una serie di modifiche architettoniche, quali ad esempio un sacrario di pietra a cuspide, costruito per mostrare le reliquie del santo.
Probabilmente verso la fine del XVII secolo la chiesa fu ulteriormente abbellita : sulla facciata esterna venne costruito un leggero portico, il decoro interno fu arricchito con l’aggiunta di un arazzo senese e vi vennero portate molte reliquie di San’Eufrosino.
La nicchia nella quale vennero tumulati i resti del santo, è ancora intatta. Il punto corrisponde al transetto destro dell’oratorio originale, proprio dove si diceva che la tomba di Sant’Eufrosino fosse.
Recenti ritrovamenti confermano l’esistenza storica di Sant’Eufrosino e rafforzano l’ipotesi che egli fosse un missionario proveniente dall’oriente e che facesse proselitismo durante la metà del VII secolo.
Non lontano dall’oratorio, al termine di una breve passeggiata lungo un sentiero con vista sulla vallata, c’è un piccolo sacrario dedicato al santo che ha acque curative. Si pensava che lì vi fosse la sorgente nella quale il santo si bagnava e che per questo le acque abbiano poteri terapeutici.
Il santuario e la tomba di San’Eufrosino, la cappella con il suo pozzo e le sue acque miracolose, insieme al sacrario vicino alla sorgente, ne fanno un sito pittoresco.
Badia a Passignano
Percorrendo la strada senese per Sambuca si raggiunge la splendida Badia a Passignano, con il suo piccolo centro, la casa a torre e la chiesa di San Biagio, decorata con frammenti di affreschi del 500. L’abbazia, fondata nel 1049, divenne ben presto un imponente monastero fortificato che includeva la chiesa di San Michele arcangelo, a navata unica a croce latina.
All’interno sono conservati affreschi e importanti dipinti, che includono l’affresco di Domenico Cresti, detto il “Passignano”, nella cappella principale e i dipinti di San Giovanni Gualberto cui è dedicata la cappella.
Il monastero è a tutt’oggi occupato da una comunità di monaci vallombrosiani.
Greve in Chianti
E’ situata sulla Via Chiantigiana, S.R. 222,a circa 25 Km a sud di Firenze.
Il grande navigatore Giovanni da Verrazzano, nacque nel castello di famiglia non lontano da Greve in Chianti, ma oggi la maggior parte degli abitanti si occupa di agricoltura e produzione di vino.
Sviluppatasi come mercato alla confluenza tra Via Chiantigiana e la via che porta nella zona del Valdarno superiore, Greve in Chianti custodisce la memoria di quell’antica funzione nella sua piazza principale costituita da tre lati porticati sotto le cui volte un tempo venivano vendute le merci. L’imbuto creato dagli edifici circostanti converge verso la chiesa di Santa Croce, con il suo trittico, risalente al XV secolo, della Madonna circondata dai santi, attribuito al pittore fiorentino Bicci di Lorenzo.
L’edificio religioso piu’ importante dei dintorni è la vicina Pieve di San Cresci (X – XII secolo) con la sua architettura sensazionale. La facciata si distingue per il suo portico sul quale si apre un portale affiancato da due finestre contraddistinte da colonnine, risultato di una soluzione architettonica estremamente rara.
La zona intorno a Greve è ben conosciuta per la sua bellezza mentre la città offre la notevole Piazza Matteotti, risalente al XIX secolo, la bella loggia e la piccola Piazza Santa Croce.
Il Castello di Montefioralle – Greve in Chianti
Con il suo villaggio fortificato da una cerchia muraria fronteggiata da poche case, domina una delle colline che sorgono nella Val di Greve. Alla sommità del villaggio, accanto all’antico castello, c’è la chiesa di Santo Stefano, contraddistinta da notevoli opere d’arte: una madonna sul trono con il bambino, di scuola fiorentina, risalente al tardo XIII secolo, accompagnata da un pannello in foglia d’oro del XV secolo con la Trinità e i santi, attribuito a Neri di Bicci.
Castellina in Chianti
E’ situata sulla Via Chiantigiana, S.R. 222.
Castellina in Chianti è una cittadina posta sulla sommità di una collina verdeggiante che separa il fiume Pesa dal fiume Taggia. Vi si gode una splendida vista sul panorama circostante e sulla bellissima campagna.
La fortezza e il belvedere di osservazione risalgono al medioevo così come Via delle Volte, una strada usata originariamente per scopi militari, dalla quale si gode una vista unica sul Chianti.
E’ possibile visitare numerose tombe etrusche e si ritiene che l’intera area intorno a Castellina fosse piena di insediamenti di tale popolazione che è considerata a tutt’oggi alquanto misteriosa.
Le origini di Castellina.
Castellina in Chianti ha origini storiche e nobili. Nel XIII secolo fu costruita su un’ alta cresta, probabilmente su rovine romane. Si suppone che vi fosse un castello con due ingressi e un’unica via sulla quale tutti gli edifici si affacciavano. Il nome Castellina in Chianti dei Trebbiesi, in onore di una nobile famiglia residente nei pressi, è legato alla storia civile di Firenze e alla storia religiosa di Fiesole.
Castellina era parte della Lega del Chianti e vista la sua posizione, vicina al confine con Siena, aveva una grande importanza strategica. Essa ha caratteristiche proprie del XIV e del XV secolo, con un certo numero di edifici a carattere religioso, inclusa la chiesa parrocchiale di San Salvatore.
Radda in Chianti
E’ situata sulla SS 429 che da Castellina in Chianti va a Montevarchi.
Le leghe erano nate tra la popolazione di contadini della regione fiorentina nei primi anni del ‘300 per ragioni di ordine difensivo. A capo di ciascuna lega c’era un capitano o un sindaco nominato dalla signoria di Firenze. Egli era obbligato a risiedere nel capoluogo della lega.
Oggi, Radda in Chianti conserva l’armoniosa struttura medievale del villaggio, ma nel suo territorio lavorano anche molte fattorie che si occupano della produzione del vino ed è il quartier generale del “Centro studi storici del Chianti”, fondato nel 1984 presso la fattoria Vignale.
Riunita intorno ad una piazzetta, dominata dal Palazzo Pretorio la cui facciata è ornata di stemmi araldici, Radda in Chianti conserva ancora la sua struttura urbanistica medievale di forma ellittica. La sua memoria storica principale è legata alle antiche funzioni di centro amministrativo della Lega del Chianti, un distretto del Contado fiorentino formato dalle città di Radda, Castellina e Gaiole, fondato intorno alla metà del XIII secolo ed esistito fino al XVIII secolo.
Nei pressi, merita una visita per il suo interesse architettonico il villaggio del Castello di Volpaia, di cui si trova menzione, per la prima volta, nella seconda metà del XII secolo.
Gaiole in Chianti
Situata sulla S.S. 408 che conduce da Siena a Montevarchi.
Gaiole in Chianti deve il suo sviluppo alla sua posizione nella valle grazie alla quale venne ivi fondato un importante mercato per la popolazione locale attorno all’anno 1000.
Il suo nome deriva probabilmente da “gaggiolo”, termine usato per indicare una vasta foresta.
Dopo il 1330 Gaiole acquistò importanza non sole come sede di mercato, ma come la terza città, in ordine di importanza, della Lega del Chianti, strumento amministrativo e politico di Firenze.
Castello di Brolio – Gaiole in Chianti
Il Castello di Brolio è davvero spettacolare, anche dopo la sua trasformazione neogotica che ebbe luogo nella seconda metà del XIX secolo.
La storia del Castello di Brolio comincia nella seconda parte del XII secolo. Il suo nome è legato alla famiglia dei Ricasoli Firidolfi che parteggiò per Firenze contro Siena. Il castello fu invaso dai senesi nel 1252.
Il castello venne modificato e trasformato nel corso degli anni già prima della versione definitiva apportata dal Barone Bettino Ricasoli. Oggi è possibile visitare l’interno, la cappella neogotica di San Jacopo, il belvedere di osservazione e il palazzo con le sue belle tappezzerie.
San Gimignano
San Gimignano è la città medievale italiana meglio conservata, famosa per le sue torri che dominano il panorama.
Storia.
La storia di San Gimignano risale al X secolo mentre le sue torri risalgono al periodo che va dal XI al XIII secolo. La città deve il suo nome al santo vescovo di Modena, San Gimignano, che salvò la città dalle orde barbariche. Nel medioevo ciò favorì l’incremento della ricchezza e lo sviluppo, dovuti al commercio e ai pellegrinaggi che attraversavano la città. Grazie a questa prosperità troviamo molte splendide opere d’arte nelle sue chiese e nei suoi monasteri. Nel 1199 divenne un comune libero. Ben presto, a causa di lotte intestine, si divise in due fazioni.
Nel 1348 la peste ridusse drasticamente la popolazione e gettò la città in una crisi che ne causò la sottomissione a Firenze nel 1353. Ciò ne evitò la rovina grazie alla sua bellezza e alla sua importanza culturale, e la riscoperta del suo retaggio agricolo.
Lo Zafferano
Un importante prodotto agricolo di San Gimignano è lo zafferano. La sua coltivazione risale al periodo medievale quando era di estrema importanza economica per la città, tanto da essere usato per pagare debiti e per esigere tasse.
Attualmente esso è coltivato con metodi naturali che vietano l‘uso di prodotti chimici ad ogni stadio della coltivazione.
Il Palio di Siena
Innanzitutto, il Palio non è una corsa di cavalli come la si intende al giorno d’oggi, ma una giostra medievale nella quale dieci contrade si combattono con un intento: la vittoria finale che significa potere ed onore. Così, il Palio è un festival senese per i Senesi dove i turisti sono benvenuti, ma per i quali è un pò difficile comprenderne il significato piu’ profondo. Siena è divisa in 17 contrade che sono quasi come delle piccole repubbliche. Al Palio possono gareggiare solo in 10, sette delle quali sono quelle che non hanno corso nel palio precedente mentre le altre tre sono selezionate dalle restanti dieci tramite un sorteggio che ha luogo almeno 20 giorni prima del palio.
Di seguito, trovate i principali appuntamenti del Palio.
Tre giorni prima della corsa:
I proprietari dei cavalli portano gli animali al controllo medico. I cavalli vengono raggruppati e fatti correre tre volte attorno a Piazza del Campo, per testare la loro abilità sul percorso.
Alla fine delle prove i capitani di contrada, alla presenza del Sindaco, scelgono i 10 cavalli che gareggeranno. In seguito, di fronte al Palazzo Pubblico si svolge il sorteggio e ad ogni contrada è assegnato un cavallo. A questo punto ogni contrada scorta il suo cavallo nella stalla della contrada stessa.
Le gare di prova:
Ci sono sei gare di prova che si svolgono ogni mattina (verso le 9) e ogni pomeriggio (verso le 19,30). Esse sono importanti per verificare le condizioni del cavallo e del fantino.
La quinta prova è chiamata la “prova generale” e alla fine di essa si svolge una enorme cena nelle strade di ciascuna contrada della città.
Il giorno della corsa:
Verso le 8 nella cappella vicino al Palazzo Comunale c’è una messa per i fantini. Immediatamente dopo, si corre l’ultima gara di prova. Verso le 15 in ogni cappella delle 10 contrade ha luogo la benedizione dei cavalli, dopo la quale un corteo storico di tutti i cavalli e le contrade attraversa le strade. Il corteo entra in P.zza del Campo verso le 17.
I cavalli entrano prontamente tra i canapi nell'ordine di chiamata, prendono il posto che a ciascuno spetta secondo l'ordine stesso e si tengono a giusta distanza l'uno dall'altro, restando loro assolutamente vietato di cambiar posto o di collocare il proprio cavallo in modo da impedire od ostacolare la partenza ai compagni.
I fantini cercano di mettere la contrada nemica nella peggiore posizione possibile per la partenza della gara. Se i cavalli non sono fermi e allineati, la gara non può cominciare. Essi possono entrare e uscire dalla linea di partenza fino a che cavalli e fantini si tranquillizzano. Ciò è deciso dal “mossiere”, che da il segnale di partenza abbassando il canapo.
I cavalli devono fare tre giri di corsa intorno alla piazza. Un cavallo può vincere anche se il cavaliere cade e lui arriva alla fine da solo.
Le celebrazioni cominciano immediatamente dopo la gara. Il premio del Palio è dato alla contrada vincitrice.












